2) Lenin. Lo Stato  il prodotto degli antagonismi di classe.
Lenin ricorda che lo Stato  il prodotto degli antagonismi di
classe e che questi antagonismi sono fra loro inconciliabili.
Qualsiasi politica di conciliazione fra le classi  inaccettabile
perch non pu esserci conciliazione fra oppressori ed oppressi.
In questo brano  presente la polemica con gli esponenti russi e
tedeschi della Seconda Internazionale. La rivoluzione del 1917 a
cui Lenin fa cenno  ovviamente quella di febbraio..
Lenin, Stato e rivoluzione (pagine 350-352).

 Qui  espressa, in modo perfettamente chiaro, l'idea fondamentale
del marxismo sulla funzione storica e sul significato dello Stato.
Lo Stato  il prodotto e la manifestazione degli antagonismi
inconciliabili fra le classi. Lo Stato appare l, nel momento e in
quanto, dove, quando e nella misura in cui gli antagonismi di
classe non possono essere oggettivamente conciliati. E, per
converso, l'esistenza dello Stato prova che gli antagonismi di
classe sono inconciliabili.
E' precisamente su questo punto di capitale e fondamentale
importanza che comincia la deformazione del marxismo, deformazione
che segue due linee principali.
Da un lato gli ideologi borghesi, e soprattutto piccolo-borghesi,
costretti a riconoscere, sotto la pressione di fatti storici
incontestabili, che lo Stato esiste soltanto dove esistono
antagonismi di classe e la lotta di classe, correggono Marx in
modo tale che lo Stato appare come l'organo della conciliazione
delle classi. Per Marx, se la conciliazione delle classi fosse
possibile, lo Stato non potrebbe n sorgere n sussistere. Secondo
i professori e pubblicisti piccolo-borghesi e filistei - che molto
spesso si riferiscono compiacentemente a Marx - lo Stato concilia
precisamente le classi. Per Marx lo Stato  l'organo del dominio
di classe, un organo di oppressione di una classe da parte di
un'altra;  la creazione di un ordine che legalizza e consolida
questa oppressione, moderando il conflitto fra le classi. Per gli
uomini politici piccolo-borghesi l'ordine  precisamente la
conciliazione delle classi e non l'oppressione di una classe da
parte di un'altra; moderare il conflitto vuol dire conciliare e
non gi togliere alle classi oppresse gli strumenti e i mezzi di
lotta determinati per rovesciare gli oppressori.
Cos nella rivoluzione del 1917, quando la questione del
significato e della funzione dello Stato si pose in tutta la sua
ampiezza, si pose praticamente come un problema di azione
immediata, e, per di pi, di azione di massa, tutti i socialisti-
rivoluzionari e i menscevichi caddero subito e appieno nella
teoria piccolo-borghese della conciliazione delle classi per
opera dello Stato. Innumerevoli risoluzioni e articoli di uomini
politici di quei due partiti sono profondamente impregnati di
questa teoria piccolo-borghese e filistea della conciliazione.
Che lo Stato sia l'organo di dominio di una classe determinata,
che non pu essere conciliata col suo antipode (la classe che  al
polo opposto), la democrazia piccolo-borghese non sar mai in
grado di capirlo. L'atteggiamento dei nostri socialisti-
rivoluzionari e dei nostri menscevichi verso lo Stato  una delle
prove pi evidenti che essi non sono affatto dei socialisti (ci
che noi, bolscevichi, abbiamo sempre dimostrato), ma dei
democratici piccolo-borghesi che usano una fraseologia quasi
socialista.
D'altra parte, la deformazione kautskiana del marxismo  molto
pi sottile. Teoricamente non si contesta che lo Stato sia
l'organo del dominio di classe, n che gli antagonismi di classe
siano inconciliabili. Ma si trascura o attenua quanto segue: se lo
Stato  un prodotto dell'inconciliabilit degli antagonismi di
classe, se esso  una forza che sta al di sopra della societ e
che  si allontana sempre pi dalla societ,  evidente che la
liberazione della classe oppressa  impossibile non soltanto senza
una rivoluzione violenta, ma anche senza la distruzione
dell'apparato del potere statale che  stato creato dalla classe
dominante e nel quale questo allontanamento si  materializzato.
Questa conclusione, teoricamente di per s chiara,  stata tratta
da Marx con perfetta precisione, come vedremo pi tardi,
dall'analisi storica concreta dei compiti della rivoluzione.
Kautsky ha... dimenticato e travisato appunto questa
conclusione, come dimostreremo particolareggiatamente nel seguito
del nostro assunto.
Lenin, Stato e rivoluzione, Feltrinelli, Milano, 1968, pagine 52-
54.
